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Castello Gallelli



SALOTTO DEL BALDACCHINO


Tradizionalmente i salotti del baldacchino, devono la loro denominazione ad un massiccio seggio ligneo, realizzato in stile barocco in foglia d'oro, storicamente riservato alle visite di Sua Santità.

Una consuetudine di cortesia verso la Santa Sede, tramandata fra i membri della famiglia pontificia, di cui fanno parte i Gallelli dal 25 novembre 2014 quali Parafrenieri Pontifici di Sua Santità.

Già indicati con il termine STRATORES, i parafrenieri pontifici devono l'origine del loro nome al termine parafreno, utilizzato per indicare i cavalli da parata.

I parafrenieri, infatti, erano gli antichi famigli del papa incaricati, già prima del  X secolo della direzione e del governo delle scuderie pontificie.

Custodivano il cavallo personale del papa e i suoi finimenti nonché gli altri preposti al traino della carrozza pontificia, di cui loro stessi erano conduttori. Avevano anche l'incarico di custodire nelle scuderie la mula bianca che veniva montata dal papa neo-eletto per prendere possesso, quale vescovo di Roma, della Basilica di S. Giovanni in Laterano. La mula veniva tenuta per le briglie attraverso il morso da un parafreniere, che aveva così modo di condurre l'animale senza l'intervento del pontefice. Lo stesso accadeva quando il papa montava il proprio cavallo personale. Era considerato un grande privilegio poter reggere il morso del cavallo del papa, nonché porgere la staffa

allo stesso, tant'è che questa consuetudine era riservata quale esclusiva prerogativa dei re e dei principi regnanti.

Lo storico settecentesco Ludovico Antonio Muratori, nella sua Dissertazione IV Degli Uffizj della Corte dei Re antichi d'Italia e degl'Imperatori, scrive:

« ... Non pochi degl'imperadori e re de' secoli susseguenti (tanta era la loro riverenza a San Pietro) non disdegnarono di tenere la staffa ai Romani Pontefici, e la briglia nelle solenni funzioni. Talmente s'era stabilito quest'atto di ossequio verso i Vicari di Cristo che avendo Federico I allorché nell'anno 1155 venne verso Roma per prendere la corona imperiale, ricusato di prestarlo a papa Adriano IV, non fu ammesso al bacio dello stesso Papa, come s'ha dalle memorie di Cencio Camerario e da altre storie, e s'imbrogliarono forte gli affari per questa contesa. Ma cotanto si adoperarono i più vecchi ed autorevoli de' principi con allegare l'antica consuetudine, che fu stabilito "quod Donnus Imperator pro Apostolorum Principis et Sedis Apostolicae reverentia exhiberet Stratoris officium, et streugam Donno Papae teneret". In lingua Longobardica o sia Germanica lo Stratore era chiamato Marphais; e che fosse questo ufizio splendido, si può dedurre da Paolo Diacono, il quale nel lib. II, cap. 9 scrive essere stato Gisolfo, nipote di re Alboino "vir per omnia idoneus, qui eidem Strator erat, quem lingua propria Marpahis appellant". Nella corte de' principi di Benevento pare che vi fosse più d'uno di questi Marpahis, trovandosene memoria nella Cronica del Monistero di Volturno, e nelle carte degli Arcivescovi di Benevento, e nella Cronica di Santa Sofia, tomo VIII dell'Italia Sacra. »

Questa particolare funzione, riservata ai parafrenieri, comportò loro l'acquisizione di enormi privilegi, tra i quali la nomina a Conti palatini, insigniti della facoltà di crearne a loro volta, concedere lauree e creare notai. La loro importanza nella corte pontificia e l'indiscussa fedeltà dimostrata al pontefice indussero papa Giulio II il 19 aprile 1507 ad istituire il "Nobile Collegio dei Parafrenieri Pontifici", corpo confermato 15 aprile 1517 da Leone X. In tale collegio erano annoverati, oltre i parafrenieri, anche i sediari pontifici, con cui condividevano, oltre la divisa, anche alcune delle funzioni di servizio diretto al pontefice.

A seguito del Concilio di Trento i grandi privilegi vennero via via ridimensionati, e, con la soppressione delle scuderie pontificie, soprattutto a seguito dei Patti Lateranensi del 1929 i parafrenieri confluirono definitivamente nel collegio dei sediari pontifici di cui condivisero infine anche il nome.

Parafrenieri e sediari costituirono, sin dal 1378 anche una propria confraternita, intitolata alla loro patrona Sant'Anna, venerata in una cappella all'interno della

basilica di San Pietro. Papa Pio VI, concesse nel 1565 nei pressi di San Pietro, una chiesa intitolata a Sant'Anna, opera progettata e realizzata dall'architetto Jacopo Barozzi da Vignola. La confraternita, ricca e potente, incaricò il pittore Michelangelo Merisida Caravaggio della realizzazione, per la cappella in San Pietro, di un dipinto raffigurante la loro patrona con Maria e Gesù bambino, opera ancora oggi conosciuta come Madonna dei Parafrenieri, conservata presso galleria Borghese in Roma. Ancora oggi la Venerabile Arciconfraternita Vaticana di Sant’Anna de’ Parafrenieri è retta dai sediari pontifici e dagli altri membri appartenenti all'anticamera pontificia. Ne è Primicerio il Prefetto della Casa Pontificia ed è retta dal Decano Generale, attualmente Frà Massimo Sansolini. Ha un Protonotario Apostolico ed un Cappellano. Ne fanno parte anche alcuni ambasciatori presso la Santa Sede e membri delle più note casate italiane.

Nel medesimo salotto anche la presenza di mobilio risalente al seicento, settecento e ottocento, proveniente dal tardo cinquecentesco palazzo Gallelli di Badolato borgo, come vetrine, cassoni, e tavoli.























Castello Gallelli (salotto del baldacchino)

scrivici castellogallelli@libero.it       oppure   info@castellogallelli.it

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